Il cambio a variazione continua CVT (acronimo dell’inglese Continuously Variable Transmission, cioè Trasmissione Continuamente Variabile), è concettualmente molto vecchio; addirittura più vecchio dell'automobile: ha più di 500 anni! Da qui, è facile giungere all’ideatore, il Genio rinascimentale per eccellenza, il grande Leonardo Da Vinci.
In uno dei suoi celeberrimi schizzi, egli aveva concettualizzato un meccanismo di variazione di velocità che si sarebbe affermato secoli dopo. Molti di noi hanno già avuto, inconsapevoli, la possibilità di saggiarne il funzionamento sui ciclomotori: infatti, tutti gli scooter attuali e moltissimi di quelli passati, dai “cinquantini” fino a quelli di grossa cilindrata, hanno una trasmissione del tipo a variazione continua.
Il grande salto, dalle due alle quattro ruote, è stato compiuto da diversi anni.
A differenza di qualsiasi altro cambio, sia automatico sia manuale, in un cambio CVT non sono presenti ingranaggi che accoppiandosi in vario modo tra di loro realizzano un certo numero finito (nel senso di opposto ad infinito, e spiegheremo il perché) di rapporti di trasmissione. Qui i componenti vitali sono ben altri: una cinghia e una coppia di pulegge, una di ingresso del moto (detta motrice) e l’altra di uscita (condotta). Rispetto a un cambio automatico classico con convertitore di coppia e rotismi epicicloidali ci sono molte meno parti e soprattutto più semplici e meno costose.
Nel contesto dei cambi CVT, la puleggia può essere immaginata come formata da due coni molto schiacciati affacciati per la base minore: vista frontalmente, presenta un solco o gola a forma di V, all’interno del quale va a posizionarsi la cinghia, sagomata in maniera tale da aderire perfettamente con le pareti del solco. La particolarità delle pulegge dei cambi CVT è che i coni che le costituiscono possono avvicinarsi e allontanarsi tra di loro: così facendo, il solco che essi generano, se continuiamo ad osservarlo frontalmente, si sposta verso l’esterno quando si avvicinano e verso l’interno quando si allontanano. In pratica, ciò che varia è il diametro su cui si avvolge la cinghia, costringendola a “salire” o a “scendere”.
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